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PALAZZO TEODORO MASSA

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  La sua importanza è data dal fatto di essere uno dei pochi edifici storici del quartiere Carrassi di Bari sopravvissuti alle demolizioni avvenute a partire dal Secondo Dopoguerra. È questa la storia del “Teodoro Massa”: un complesso costituito da tre fabbricati uniti da un cortile interno che si staglia da quasi un secolo tra viale della Repubblica e via Guido de Ruggiero, a due passi dalla Chiesa Russa. Conosciuto dai più come “Palazzo dei mutilati”, fu eretto nell’ex contrada San Lorenzo tra 1929 e il 1930 per volere di Mussolini al fine di dare una casa agli eroi di guerra rimasti inabili a causa del primo conflitto mondiale. 

Bari, il palazzo dei mutilati TEODORO MASSA: testimone sopravvissuto dell'antica Carrassi

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La sua importanza è data  dall'essere uno dei pochi edifici storici del quartiere Carrassi di Bari sopravvissuti alle demolizioni  avvenute a partire dal Secondo Dopoguerra. È questa la storia del  “Teodoro Massa” : un complesso costituito da tre fabbricati uniti da un cortile interno che si staglia da quasi un secolo tra viale della Repubblica e via Guido de Ruggiero, accanto alla Chiesa Russa.  Conosciuto dai più come  nell'ex contrada San Lorenzo.  Palazzo dei mutilati” , fu eretto tra 1929   e il 1930   per volere di Mussolini al fine di dare una casa ai militari rimasti inabili a causa del primo conflitto mondiale.   Progettato dall’architetto Nicola Cavaliere, venne gestito da subito dalla cooperativa edilizia Teodoro Massa creata dai soci e dall’omonimo presidente di quell’Anmig ( Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra ) che nel 1940 inaugurerà anche la Casa del Mutilato di via Murat .  Siamo quindi andati a visitare...

ARCHITETTURA DEL PERIODO FASCISTA

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  Il complesso anni venti e trenta fu realizzato con il cosiddetto muro a sacco alla romana: quasi tutte le mura sono portanti, larghe alla base qualcosa come 60 centimetri o più e realizzate con grossi blocchi irregolari di tufo interrotte nello sviluppo verticale ogni metro o metro e mezzo da uno o due corsi di mattoni, con sempre una fila di mattoni appena sotto al solaio, con stipiti in laterizi e con l’utilizzo di archi o piattabande o semplici architravi in calcestruzzo su porte e finestre; i blocchi di tufo delle dimensioni di trenta – cinquanta centimetri per lato tendevano ad essere disposti in modo da realizzare compattamente le due superfici esterne della parete, mantenendo all’interno del muro dello spazio, generato dall’irregolarità dei blocchi, che veniva riempito solo parzialmente dalla malta, probabilmente per risparmiare sul suo impiego, creando qua e là una sorta di intercapedine d’aria interna al muro che genera un isolamento termico notevolissimo; in pratica ...